Visualizzazione post con etichetta Sedentarietà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sedentarietà. Mostra tutti i post

7 gennaio 2014

A Piedibus per la salute


Dr Paolo Marconi
Vicepresidente ASAS

Trasformare il cittadino in un alleato consapevole, responsabilizzandolo nei confronti della salute propria e altrui,  in particolare dei bambini,  rappresenta lo scopo delle iniziative di promozione di abitudini di vita sane.
Parola chiave della comunicazione riguardante gli stili di vita è  diffondere empowerment  motivando il singolo al cambiamento,  cioè all’aumento di competenza, per portare il cittadino ad assumere quasi “automaticamente” atteggiamenti e stili di vita tesi alla promozione di un ambiente sano e alla difesa del contesto in cui si vive.
La crescita di competenza educativa del cittadino può essere facilitata dall’azione di Associazioni che si occupano miratamente della promozione della salute.  ASAS, Associazione per la salute correlata all’alimentazione e agli stili di vita, si propone come risorsa nel contesto nazionale per contribuire ad educare la popolazione alla sana alimentazione, alla pratica dell’attività motoria e dei corretti stili di vita.
Le due Aree di intervento per la promozione dello stile di vita attivo della popolazione italiana nelle quali ASAS esprime il proprio intervento privilegiato sono:
a) Promozione territoriale dei Progetti – Servizi Piedibus
b) Promozione territoriale dei Gruppi di cammino

23 novembre 2013

Il peso dello stile di vita


Dr Antonello Lorenzini
Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie
Università di Bologna


Con il trascorrere degli anni, il nostro stile di vita si riflette nella nostra composizione corporea. Un parametro antropometrico facilmente utilizzabile negli studi epidemiologici è l’indice di massa corporea. Questo indice quando è associato ai dati sulla mortalità ci indica chiaramente che per suoi alti (sopra i 30) o bassi valori (sotto 18.5) il rischio di mortalità si innalza significativamente. Ormai nel mondo la maggior parte dei decessi sono dovuti alle malattie cosiddette “non trasmissibili”, queste sono appunto le malattie in cui il nostro stato antropometrico può avere un'influenza notevole. 
Nel caso del diabete di secondo tipo, per esempio, questa influenza è notevolissima ma anche l’ictus, le malattie coronariche e il cancro sono positivamente associati ad un aumento di peso. E’ importante sottolineare che l’indice di massa corporea ha un influenza maggiore sia sul rischio di patologia che su quello di mortalità. Altri studi epidemiologici provano a predire, inoltre, quale sarebbe il beneficio di una sana alimentazione e dell’attività fisica sulla nostra aspettativa di vita. 
Da questi studi si può ragionevolmente concludere che circa una quarto della nostra vita potrebbe dipendere da come decidiamo di viverla. 

Relazione Dr Lorenzini, Convegno ASAS 2013

4 novembre 2013

Il benessere è nelle nostre mani


“Il benessere è nelle nostre mani”: questo è stato il leitmotiv che ha accompagnato il Convegno Nazionale ASAS 2013. 

Perché in ogni istante siamo chiamati ad effettuare scelte che avranno conseguenze significative per la nostra vita. L’evento si è tenuto a Piacenza il 25 e 26 Ottobre u.s. presso l’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano ed è stato promosso da ASAS (Associazione per la salute correlata all’alimentazione e agli stili di vita) in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

Due gli obiettivi sostanziali:
- smascherare le insidie dell’inconsapevolezza
- dare risalto alle opportunità delle scelte consapevoli

Due soli obiettivi ma di grande portata, due obiettivi per sensibilizzare le coscienze sull’importanza della salute, sulla sua tutela, prima della prevenzione e della cura delle malattie.

14 febbraio 2013

Attivi contro i tumori


L’attività fisica è stata suggerita come mezzo efficace per contribuire ad aumentare la sopravvivenza dei pazienti con cancro e anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’ha inserita tra i nove fattori di rischio modificabili.
Bassi livelli di attività fisica uniti a una condizione di obesità risultano associati a percentuali valutate tra un quinto e un terzo dei tumori del colon, del seno, del rene e dell’apparato digerente. 
L’efficacia di interventi che
comprendano programmi controllati di attività fisica sono già stati analizzati
in letteratura e, per riassumere le prove scientifiche disponibili su questo tema, un gruppo di ricercatrici canadesi ne ha avviato una revisione sistematica.
I risultati, pubblicati su Physiotherapy Canada devono essere interpretati con molta cautela, tuttavia appare confermata la tendenza a una sopravvivenza maggiore tra i pazienti con diagnosi di alcuni tipi di tumore che si sono impegnati ad aumentare i livelli di attività fisica. In particolare, quattro studi su sette hanno mostrato l’efficacia dell’esercizio fisico nelle pazienti con cancro al seno; ma purtroppo le evidenze non sono sufficienti per determinare la quantità ottimale di attività a causa delle differenze dei metodi di misura utilizzati nelle sperimentazioni pubblicate finora.
Riguardo ai meccanismi fisiologici che portano a questi sorprendenti risultati, gli studiosi possono solo avanzare qualche ipotesi, come il potenziamento dell’azione immunitaria, la ridotta insulino-resistenza e i più bassi livelli di estrogeni.
Analogamente si sono riscontrati effetti positivi dell’attività fisica nei pazienti con tumori del colon e del colon-retto. L’esercizio sembra migliorare ulteriormente la sopravvivenza se la pratica si associa ad altri trattamenti antitumorali standard. È interessante notare che l’attività fisica influisce in maniera similare sulla mortalità generale e su quella tumore-specifica, suggerendo un’azione diretta sulla biologia del tumore. Anche in questo caso, si pensa che possa contribuire la diminuzione dell’insulino-resistenza e quindi dei livelli della concentrazione di insulina nel siero. Un’altra possibile spiegazione, specifica per questo tipo di tumori, potrebbe essere il miglioramento del transito intestinale.
La misura più comune dell’intensità di attività fisica è oggi il Met, o equivalente metabolico, dall’inglese Metabolic Equivalent, con cui si indica il consumo energetico e moltiplicando l’intensità per la durata si ottiene l’unità di misura Met-ora. Si è visto che i benefici effetti per il tumore al seno iniziano già a 3 Met-ora alla settimana, mentre nei tumori al colon occorrono almeno 18 Met-ora. È probabile che la ragione dipenda dall’effetto ormonale, specifico per il tumore al seno, che si attiva anche con un’attività fisica meno intensa e prolungata.



FONTE:  Barbaric M. et al. Effects of physical activity on cancer survival: a systematic review. Physiother Can. 2010 Winter;62(1):25-34.


VEDI ANCHE:

10 febbraio 2013

Stile di Vita: semplicemente virtuoso

Lo stile di vita non è costituito da singoli comportamenti (non coincide con uno, due o tre aspetti della vita) ma è dato dalla somma di qualsiasi cosa che riguarda il nostro modo di vivere;  è la combinazione dei nostri pensieri, sentimenti, comportamenti,  attitudini, valori, obiettivi … è l’interazione tra noi stessi e l’ambiente. 
Un approccio alla gestione del peso corporeo finalizzato alla modificazione dello stile di vita comporta un lavoro su di essa a tutto campo (alimentazione, attività fisica, modo di pensare, relazioni sociali, ecc.).
Uno stile di vita fisicamente attivo consiste semplicemente nell’inserire del movimento nell’attività giornaliera:
  • A casa (usare l’energia del vostro corpo - e non quella elettrica – per mescolare il cibo, per aprire le scatolette, per falciare il prato, ecc.; usare   le scale invece dell’ascensore; accudire la casa da soli; lavare l’auto a mano; ecc.)
  • Al lavoro (durante le pause fare delle passeggiate invece di fermarsi al bar; se si sta seduti molte ore al giorno, sollevare più volte il corpo facendo forza sulla sedia con le mani e con le braccia; andare a parlare di persona col collega invece di usare il telefono o l’e-mail; ecc.
  • Negli spostamenti (usare l’auto il meno possibile; quando si può, andare a piedi o in bicicletta; se si usa l’auto, parcheggiare almeno 500 metri di distanza dalla meta; quando ci si sposta a piedi, allungare il percorso con qualche deviazione; ecc.)
Lo stile di vita fisicamente attivo non riesce, tuttavia,  a gestire il peso corporeo a lungo termine per cui bisogna incrementare i livelli di attività fisica. L’esercizio fisico che meglio risponde alle necessità di tutti (perché è alla portata di tutti a qualsiasi età, perché non richiede abilità particolari né tempi di apprendimento, perché si può fare ovunque, perché non ha costi, perché è piacevole e socializzante) è il CAMMINO.
L’American College of Sports Medicine nel 2009 ha pubblicato una ricerca scientifica secondo cui:
  • 150-250 minuti la settimana di cammino a passo veloce sono efficaci nel prevenire l’aumento di peso;
  • 150-250 minuti la settimana di cammino determinano una modesta perdita di peso; più di 250 minuti sono stati associati ad un calo di peso clinicamente significativo;
  • 150-250 minuti la settimana di cammino associati ad una modesta restrizione calorica ma non a una severa restrizione calorica, migliorano la perdita di peso;
  • dopo la perdita di peso il mantenimento è migliorato se si fanno più di 250 minuti la settimana di cammino
L'articolo è stato curato dal Dr Salvatore Di Meglio (NA) (Consiglio Direttivo ASAS)

7 novembre 2012

La crisi non frena il diabete



Di seguito il comunicato Adnkronos.
Mi meraviglia e mi indigna il fatto che non vengano citati:

  1. il pessimo stile di vita che ci impone questa società ancorata a falsi valori propinati per bisogni primari e prioritari
  2. l'aumento esponenziale dei consumi di non-cibi (o cibi processati, raffinati, iper-saporiti, ricchi di calorie vuote) e di bevande tanto inutili quanto nocive
  3. la totale mancanza di riferimenti (almeno nel comunicato) ai NUOVI DIABETICI: i nostri bambini.



Centomila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa.


Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - L'epidemia di diabete non si arresta, e con un tasso di crescita annuo vicino al 4%, con oltre 100 mila nuovi malati l'anno, spaventa sempre di più anche il nostro Paese. E la spesa sanitaria per curare la patologia aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. A scattare la fotografia l'indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all'unanimità dopo 6 mesi di lavoro dalla Commissione Sanità di Palazzo Madama e presentata questa mattina durante la 'Seconda conferenza nazionale sul diabete', organizzata da Diabete Italia, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio di Senato e ministero della Salute.
Invecchiamento, emigrazione e obesità sono le cause maggiori dell'aumento del diabete, che nei prossimi 10 anni dovrebbe vedere circa 800 mila nuovi casi. L'indagine mette in evidenza che 5 malati su 10 non arrivano dallo specialista e 1 su 5 si ricovera, nonostante il tasso di ospedalizzazione sia in diminuzione. Altro dato che fa riflettere e' che 1 diabetico su 4 non ha esenzione, perché non la richiede o perché non e' a conoscenza della possibilità di beneficiarne.